Ancora qualche idea dalla World Digital publishing conference.
Nessuno si sogna di negare che sia essenziale innovare continuamente per fare editoria “digitale”.
Il vero problema però è che gli editori tradizionali hanno probabilmente procedure, organizzazioni e metodi che non sono adatti al ritmo di innovazione necessario.
Ecco allora che si sperimentano altri modelli organizzativi. Come quello di Scripps, un editore americano specializzato in pubblicazioni “locali” e nazionali – al business dei giornali ha aggiunto le tv e poi siti Internet di informazione locali (per esempio Naplesnews.com) e siti specializzati, come Shopzilla, UpmyStreet, Uswitch.com.
Semplicemente, Scrippss ha adottato e messo alla prova l’idea che l’innovazione su internet debba essere affidata a una struttura “separata” che si muova in modo autonomo e il più agilmente possibile rispetto al resto delle aziende. In un certo modo, che segua regole proprie. Funzioni come una start up. Finanziata con le modalità usate dai venture capitalist.
Tutti i dipendenti e collaboratori vengono chiamati a partecipare al processo di innovazione. Vengono raccolte le idee di tutti, analizzate, selezionate, valutate. Tutti sono invitati a pensare in maniera globale all’attività della struttura, non solo alla propria mansione.
I risultati arrivano spesso da idee strategicamente “sbagliate”: danno prova di sé in modi inaspettati.
In una struttura che lavora in questo modo ci si può permettere di provare a mettere in pratica e perseguire anche progetti modesti, che richiedano investimenti modesti e portino guadagni modesti. Ma che aiutano a capire e imparare molto.
Soprattutto, sono gli schemi e i vincoli predisposti a priori che vanno fatti saltare: per esempio che un sito di un editore debba necessariamente essere la dependance di una testata di carta.
-luigi




