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Trasparenza e lettori

Per la serie, alcuni pipponi sul web 2.0 vale la pena di leggerli, segnalo questi due articoli di Chris Anderson di Wired su quel che dovrebbero fare i media, in particolare il tema è quello della trasparenza nei confronti dei lettori.
What would radical transparency mean for Wired? (Part 1)

What would radical transparency mean for Wired? (Part 2)

maratona, firenze, 26 novembre 2006, originally uploaded by luiginter.

al quarantesimo km…

A conferma del fatto che la vostra prossima fotocamera digitale sarà una reflex, nei giorni scorsi Nikon ha presentato la sua nuova entry level Dslr. E’ la D40 (prima il punto di ingresso nel mondo reflex per Nikon era la D50).
Ha il solito bell’aspetto delle Nikon.
Digital photography review ha già pubblicato una breve preview, con una interessante tabella di comparazione con la Nikon D50. Interessante il fatto che il prezzo dovrebbe essere decisamente più basso: negli Usa 599 dollari per il kit (corpo macchina + obiettivo AF-S DX 18-55 mm F3.5-F5.6 G II).

Meno 12 di giorni alla maratona di Firenze. A questo punto, dicono gli esperti, i giochi della preparazione dovrebbero essere fatti. Si tratta di fare attività di “scarico” per mantenere la forma accumulata (speriamo!) in queste settimane.

La scorsa settimana ho corso 83 km. Mi sento la coscienza a posto ;) . In questi giorni, a parte qualche seduta da 10-12 km a ritmo maratona intervallata da 10 minuti “sciolti”, dedicherò il mio tempo per il running a scegliere pantaloncini e maglietta da usare a Firenze. Un po’ di vanità, accidenti!
Che grande cosa correre una maratona! (sì anche al ritmo da tapascione, sì cari miei).

E’ di fine ottobre il lancio di MySun, il portale di discussioni e partecipazione dei lettori di The Sun, il quotidiano trash inglese. Sembra un buon mix fra forum, blog e navigazione trasversale attraverso i temi, le discussioni, i profili degli utenti/lettori. Da seguire da vicino.

Ormai è evidente che aprire oggi un servizio che ospiti i blog significa offrire il più possibile in fatto di interazioni fra gli utenti e di comunità. Dopo l’indiano Instablogs (il cui lancio ufficiale nella nuova versione “community” è stato rimandato a domani, 14 novembre),  qualche mese fa è nato CommonGate, che sperimenta parecchio in questo ambito.


Più piccolo e, speriamo, migliore del predecessore. Ecco a voi il nuovo Shuffle, secondo Ars Technica.

The new shuffle is notably smaller, thinner, and lighter than the original, with the addition of an aluminum case and a built-in clip. The second-generation iPod shuffle was set to ship in October, and after a lot of noise about delays, customers finally started receiving their tiny flash-based digital audio players at the beginning of November.

The 2G shuffle is now only available with 1GB of flash RAM, whereas the previous version came in 512MB and 1GB flavors. It’s also cheaper than its first-generation predecessor at $79 vs. $99 for the 512MB and $149 for the 1GB versions, making this not only the most affordable shuffle yet, but the most affordable iPod ever.

Beh questo servizio di NAA: Presstime magazine sostiene di sì

But you don’t need millions of online users, headline-grabbing business deals or celebrity-infused promotions to make user-generated content profitable, says Bret Jacomet, director of new media at The Lima (Ohio) News (average daily circulation, 33,032). Because the content typically comes with few expenses—no salaries for content contributors, no photo processing, no newsprint and no on-the-street distribution channels—Jacomet says it takes only six tile ads on each of the paper’s county-specific, citizen-media Web sites to reach profitability.

L’evoluzione del mondo digitale deve partire da un nuovo punto di vista: quello degli utenti.
“The audience is taking control of their media habits, we don’t have the ability to command our audiences like we used to.”
Alcuni dati del progetto della World Association of Newspapers che analizza le ricerche DDB e Yahoo sull’utilizzo dei media da parte delle nuove generazioni: le sfere di rilevanza

_silvia

Ecco alcuni spunti sul modo di comunicare sui siti informazione e dei giornali emersi dalla World digital publishing conference. (Non cose nuovissime; sintomi però del fatto che l’editoria mainstream si sia adeguata alle tendenze).

Nelle newsroom dedicate all’online – ma alcuni dei grandi, per esempio il New York Times hanno unito le redazioni – quello di cui si parla di più e che si cerca di mettere in pratica è il cosiddetto “nuovo modo di raccontare le storie”.
Che altro non è che il tentativo di sfruttare nel modo migliore la specificità del mezzo Internet. Quindi:
i testi che stimolino i commenti, il dibattito e le discussioni;
i video: realizzati dai tecnici video ma anche da reporter che scrivono e che si portano appresso una videocamera e documentano con le immagini; ma anche video nei quali i reporter appaiono e raccontano a voce, intervistano (nello stile dei telegiornali);
molte fotostorie: le fotografie come strumento principale per raccontare;
podcast: usati con regolarità per alcuni temi o tipi di stories o per editoriali, opinioni;
aggregazioni di contenuti: articoli, post di blog, foto, video, podcast per temi, attraverso l’uso di tag o altri metadati per confezionare facilmente e con automatismi il “contesto” (multimediale) nel quale collocare l’attualità;
favorire la navigazione nelle discussioni createsi attorno a temi o articoli (o foto o video o podcast) combinando l’uso di rss, tag, profili individuali dei lettori (per es: guarda tutti i commenti di risposta ai commenti che hai lasciato tu”; oppure: leggi tutti i commenti e i post dei forum relativi al tag “Inter”; leggi tutti i commenti agli articoli scritti da pinco pallino; oltre all’ormai presente ovunque “i più commentati”) e così via.
A proposito di partecipazione, infine, il sito della Bbc, che ha in programma per i prossimi mesi un ulteriore espansione della parte dedicata agli interventi dei lettori, propone invece un’area specifica Have Your Say, nella quale le storie più interessanti trattate nel resto del sito vengono “girate” e proposte come spunto di dibattito.

_luigi

Greg Stuart, CEO, Internet Advertising Bureau ha presentato i risultati principali sulla ricerca di marketing & advertising contenuta nel libro What Sticks: How Most Advertising Fails and How to Guarantee Yours Succeeds.

Fatta insieme a Rex Briggs, la ricerca riporta dati allarmanti sul denaro speso in pubblicità negli Stati Uniti: su 295 miliardi di dollari spesi in adv, più di 112 miliardi sono stati sprecati (cioè più del 60% delle campagne non ha funzionato!)

Selezionando però diversi casi aziendali di successo, tra cui Procter & Gamble, Johnson & Johnson, Kraft, McDonalds, Unilever, Ford la ricerca si conclude suggerendo questa strategia: analizzare prima di tutto il comportamento del proprio target di riferimento prima di impostare qualsiasi campagna adv, cercando di evidenziare i reali interessi del proprio pubblico: unico modo per garantire il successo della campagna pubblicitaria.

Una parte della ricerca si concentra anche sul web advertising in cui :

  • “non conta null’altro se il lavoro creativo è impostato male” e proprio il lavoro del team creativo fa la differenza tra casi di successo e assoluti fallimenti
  • soprattutto nell’advertising online è assolutamente necessario un primo test di prova sugli utenti per capire immediatamente il messaggio che si vuole comunicare, se il test funziona la campagna ha speranza di riscuotere successo
  • promuovere il media mix advertising funziona sempre: “Three ads in three media are better than three ads in one media”

_silvia

Da oltre oceano arriva anche la Guerilla Tactics presentata da Bob Benz , General Manager di Interactive Media (Scripps Newspapers) che suggerisce a tutti gli editori di non piangersi più addosso, ma di iniziare a diventare predatori e non più prede!
Think like a venture capitalist, think like a start-up. Start looking for opportunities to attack and to do it in a calculated way, in a business-like way.”
Scripps ha creato un fondo di capitale a rischio che “scommette” sulle idee più interessanti dell’azienda e ha investito 1.5 $ per sostenere e finanziare le idee dei propri progetti online. Lo scopo del fondo è stato proprio quello di puntare su un settore ancora in via di sviluppo, incoraggiare la crescita innovativa nelle aree non tradizionali del business aziendale per aumentare e sviluppare audience e adv.
La chiave è “invest a little, learn a lot and earn a lot”.

_silvia

Ancora qualche idea dalla World Digital publishing conference.
Nessuno si sogna di negare che sia essenziale innovare continuamente per fare editoria “digitale”.
Il vero problema però è che gli editori tradizionali hanno probabilmente procedure, organizzazioni e metodi che non sono adatti al ritmo di innovazione necessario.
Ecco allora che si sperimentano altri modelli organizzativi. Come quello di Scripps, un editore americano specializzato in pubblicazioni “locali” e nazionali – al business dei giornali ha aggiunto le tv e poi siti Internet di informazione locali (per esempio Naplesnews.com) e siti specializzati, come Shopzilla, UpmyStreet, Uswitch.com.
Semplicemente, Scrippss ha adottato e messo alla prova l’idea che l’innovazione su internet debba essere affidata a una struttura “separata” che si muova in modo autonomo e il più agilmente possibile rispetto al resto delle aziende. In un certo modo, che segua regole proprie. Funzioni come una start up. Finanziata con le modalità usate dai venture capitalist.
Tutti i dipendenti e collaboratori vengono chiamati a partecipare al processo di innovazione. Vengono raccolte le idee di tutti, analizzate, selezionate, valutate. Tutti sono invitati a pensare in maniera globale all’attività della struttura, non solo alla propria mansione.
I risultati arrivano spesso da idee strategicamente “sbagliate”: danno prova di sé in modi inaspettati.
In una struttura che lavora in questo modo ci si può permettere di provare a mettere in pratica e perseguire anche progetti modesti, che richiedano investimenti modesti e portino guadagni modesti. Ma che aiutano a capire e imparare molto.
Soprattutto, sono gli schemi e i vincoli predisposti a priori che vanno fatti saltare: per esempio che un sito di un editore debba necessariamente essere la dependance di una testata di carta.

-luigi

Le sfide del digitale

Se l’innovazione tecnologica è centrale nell’attività online del Guardian Media Group, la responsabile Carolyn McCall cita altri quattro punti come sfide del mondo digitale, temi a prima vista forse fin troppo semplici e basici, ma interessanti per una riflessione più profonda per chi lavora nel mondo del web.

  • i quotidiani online devono avere una chiara e completa visione del mondo digitale
  • conoscere più da vicino il proprio pubblico è importantissimo come mai prima d’ora (“stay close to your users“)
  • l’innovazione va utilizzata per imparare e per rischiare (“No one gets everything right the first time. To stay ahead, you need a constant stream of activity, and we shouldn’t be afraid to take risks”). McCall fa riferimento all’esperimento del blog del Guardian, “Comment is Free” che ha riscosso un enorme successo con centinaia di contributi e centinaia di commenti per ogni post
  • far“circolare denaro” nel mercato digitale unendo il business cartaceo a quello online

Nessuno sa cosa ci riserva il futuro, ma “the future is a wheel of fortune”: we have responsability for digital challenge and trust in this business.
Carolyn conclude lanciando una sfida a tutti i responsabili di settore “I think we will all be judged by how we rise to the digital challenge!”

_silvia

Ancora sulla World Digital publishing conference.
Sembra dunque che anche i grandi editori abbiano capito quanto il software sia importante per l’editoria su Internet.
Importante tanto quanto i buoni contenuti.
Insomma, è diventato un concetto condiviso il fatto che dal software dipenda il linguaggio che usiamo su Internet per fare informazione.
Parafrasando McLuhan potremmo dire che il software è il messaggio.
I tag, il social bookmarking, i blog (permalink e commenti soprattutto), la condivisione delle fotografie, i video, le relazioni orizzontali fra utenti, le discussioni, i motori di ricerca, i feed rss, gli aggregatori ecc.: grazie a queste innovazioni la comunicazione Web è oggi così diversa da quella sulla carta o alla televisione.
E gli editori più avanzati sanno che queste innovazioni (e molte altre) sono il linguaggio del Web, e sono state rese possibili da alcune idee applicate allo sviluppo del software. O meglio: la dialettica fra interazione, pubblicazione, discussione e sviluppo sta creando il Web che sperimentiamo ogni giorno, che innova costantemente il linguaggio che impiega e dentro al quale solo può esistere il fare editoria digitale oggi.

_luigi

Alcune delle idee messe a fuoco nella due giorni della World Digital publishing conference a Londra, il 26 e il 27 ottobre.

Cominciamo con la Tecnologia. Notevole il fatto che ormai i dirigenti delle operazioni Internet di aziende editoriali tradizionali, persone con curriculum professionali non tecnici, sottolineino con forza l’importanza decisiva dell’innovazione tecnologica nelle (e per) le loro organizzazioni.
Carolyn McCall – Chief Executive, Guardian Media Group plc, United Kingdom -nella sua presentazione, uno dei cinque punti essenziali della attività del Guardian su Internet è cosi formulato

Primeggiare nello sviluppo del software

Realizzare la nostra strategia significa gestire in modo efficiente lo sviluppo e l’implementazione del software. Dobbiamo essere bravi a gestire il software esattamente come, sui giornali di carta, lo siamo a gestire la diffusione, la stampa, le strategie editoriali, la pubblicità

Il tema del ruolo essenziale, non accessorio, dell’innovazione software è stato ribadito da molte altre presentazioni.
Tutte le aziende editoriali che stanno su Internet ci dedicano una struttura, hanno relazioni dirette con le punte avanzate dello sviluppo su Internet; in alcuni casi hanno contatti costanti con le aziende di software della Silicon Valley.
Tutti sono consapevoli che dallo sviluppo del software dipende la capacità di innovare il modo di fare editoria su Internet, quindi di avere possibilità di successo.
Per tornare al Guardian, come ha notato Editors Weblog, solo qualche anno fa sarebbe sembrato uno scherzo un’affermazione come questa di Carolyn McCall:

Chi sviluppa software è ora importante quanto lo sono i giornalisti

_luigi

Jay Rosen’s New Assignment: experimenting with “pro-am journalism” – Editors Weblog- Analysis
Editors Weblog intervista Jay Rosen sull’iniziativa New Assignment, che traccia una strada intermedia fra il citizen journalism e il giornalismo tradizionale.

Could you describe your idea of the “middle path” between traditional and citizen journalism?

“All the terms we use to describe the ideas behind New Assignment are related. If you distinguish journalism from the media, as I have for a long time, then it is clear that the practice of journalism, particularly high quality journalism, is not limited to the media or to media organizations. We happen to be part of a time when the professional media successfully monopolized the practice of journalism. But that was just an era and all eras end.

Baristanet è un blog “locale” di una cittadina del New Jersey, realizzato da una giornalista che ha lavorato alcuni anni per le pagine locali del NYT e poi si è lanciata in questa operazione: con un discreto successo e alcuni imitatori.

Debbie Galant ha addirittura collaboratori specializzati. La copertura va dall’intrattenimento alla politica (chatta con il candidato!), ai servizi; buona la partecipazione/segnalazione da parte dei lettori. Qui un’intervista di Online Journalism Review.

After her five-year stint as a columnist in New York Times’ New Jersey section ended, Debbie Galant began to follow her father’s footsteps into the world of running a small publication. While her father was a publisher of newsletters, Galant assumed his modern day incarnation–as a blogger. At first, she blogged personally but after attending a meeting about hyperlocal blogging, she says, “the idea just clicked that here is a pretty cool opportunity.”

Along with a business partner, she launched Barista of Bloomfield Ave., a site that covers a small town in New Jersey. “I had name recognition and publisher blood,” she says. “I thought it might be better than being a freelancer—always subject to the whims of other people.”

Periodici su Internet, specializzati per i bambini. Sembra una linea di tendenza che si va rafforzando, come spiegano alcune mosse degli ultimi mesi, in Francia, in Sud America e negli Stati Uniti.

Play Bac is working with 5W Mignon-Media, based in New York City, to create My Daily 10 e-newspaper in November of this year. The paper focuses on the 8-10-year-old market because by that age children are interested in reading and are beginning to read well. Because advertising is often touchy in children’s markets, My Daily 10 will be dependent on subscriptions and may open the paper up to sponsors in the future.

Fonte: The Editors Weblog

Merita un po’ d’attenzione l’iniziativa di Instablogsnetwork di news-blog indiano – che passa decisamente al blogging 2.0: detta semplicemente e molto in breve: una intensa iniezione di social network nel blogging. L’idea è quella di favorire la creazione di comunità attorno a temi specifici attraverso
-l’uso dei tag e della ricerca;
- una vera newsroom dove sottoporre le notizie e attingere a idee e link;
- Gli articoli saranno raggiungibili non solo per singoli blog ma anche in un’unica reading room.
- Si possono creare le reti di “amici” ecc.
- Rss specializzati per tag, canale, autore.
- Partecipazione intensa dei lettori grazie alla Reader’s Rewards dove si diventa editor dei canali di prefernza

Ecco come viene riassunto dai responsabili di Instablogs:

So our vision for Instablogs 2.0 was formed: Bringing Bloggers and Readers closer.

Shortly, we will be introducing Instablogs 2.0 – The Next Generation Blog Network. On Instablogs 2.0, readers can form small topic-specific communities and tribes; they will find network-wide tagging and searching, a newsroom for news submission/tipping and news link picking. They would also find all the stories in the network aggregated in one place accessible via the reading room. They can also create their network of friends. They can read, rate and comment on stories. You will find features like RSS customization for any channel, topic, writer, tag, etc. You can keep track of your friends, comments and posts easily. You subscribe only those channels you want and unsubscribe others you wish not to read. Personalized homepage is another feature we are sure our members will love. However, if we have to choose our favorite feature of Instablogs 2.0, it has to be Readers’ Rewards whereby our readers can be editors for any channels of their choice.

Canon EOS 400D / Digital Rebel XTi Review: 1. Introduction: Digital Photography Review

Almost exactly three years since Canon changed the digital SLR market forever (with the $1,000 EOS 300D) they announced the third generation of their affordable entry level series, the EOS 400D (Digital Rebel XTi). This new camera follows the design of the EOS 350D, being very compact and relatively lightweight but not compromising on manual controls or in-use performance. The headline changes are another two megapixel step up (to ten megapixels), the nine-point AF sensor from the EOS 30D, a new dust removal system which includes anti-static surface coatings, low-pass filter vibration and software based dust removal pattern removal. Less important but just as noticeable are the removal of the status LCD, replaced instead by a camera settings screen on the now larger 2.5″ LCD monitor and the eye proximity sensor just below the viewfinder to turn this off when composing your shot.

Nobel prize winner changes lives in Bangladesh – Reuters

Testimonianze del lavoro di Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri

Banesa Khatun says the microcredit scheme Nobel Peace Prize laureate Muhammad Yunus introduced in Bangladesh 30 years ago lifted her from the poorest of the poor to a respectable, self-dependent woman.

Married 10 years ago, Banesa, was plunged into despair when her husband couldn’t find work and financial problems piled up.

“I saw my life turning even more miserable,” she told Reuters at Basta village, 45 km (30 miles) north of the Bangladesh capital Dhaka, on Sunday.